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INDIFFERENZA. IL CANCRO METASTATICO CHE UCCIDE L'UMANITA'

Città dell'Infanzia
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Tags: ambienteprevenzionesalute
L’indifferenza è un cancro metastatico al quarto stadio. Sì, senza ombra di dubbio è una malattia. Genera morte. Chi ne è affetto non sa di essere vittima di una fine atroce auto inflitta. L’incancrenirsi  del cervello che non fa che inviarci flebili segnali di vita connessi strettamente alla sopravvivenza quotidiana: mangiare, dormire, lavorare (per chi può), studiare, espletare funzioni organiche.

E “pensare”? Dove è andata a finire quell’attività che ha determinato il cambiamento degli eventi della storia?
Siamo davvero anestetizzati al punto da non provare più sentimenti?

Come può lasciarci indifferenti un ambiente che si sfarina davanti ai nostri occhi? Come non riusciamo a preoccuparci più per i nostri figli, nipoti… per le generazioni future se non pensando a quale festa di Carnevale andare o abito da indossare? Come si è arrivati al punto di  rifuggire dalle occasioni di “incontro” con altri per paura di non riuscire più a parlare di argomenti profondi che hanno la vita per oggetto? Come si è giunti alla consapevolezza che “nascondere” le proprie attività orientate all’approfondimento, all’informazione, alla bellezza sia l’unico modo per non inimicarsi i propri simili? Come abbiamo permesso a molte scuole di divenire palcoscenici da sfoggio di precari talenti o mere industrie nozionistiche senza anima né educazione alla vita? Perché consentiamo a politicanti di deriderci con un sogghigno demoniaco che come esito avrà solo l’inferno, sulla terra e altrove, per noi e per loro?

Isolamento. Questo è quello che accade sempre più a chi serba ancora intelligenza viva e capacità di interpretazione. Un isolamento che fa brulicare nicchie di esseri pensanti che si chiudono in cerchio cercando di trovare soluzioni alla reale sopravvivenza anche per quei robot dalle risposte:
“capisco” o  “ricevuto”.

Non si parla di “istruzione” perché il male “indifferenza” non segue le leggi caduche del pezzo di carta. E’ uno status nel quale ci si crogiola pensando sempre che “così deve andare” e che induce, i più, a trovare fantomatiche soluzioni verbali nei bar sotto casa o, nel peggior dei casi, ad asserire “no, non so niente”, "non leggo giornali", di fronte ad allarmi mediatici planetari. Le urla “in piazza” sono sempre e solo di quei tristi, sconsolati e intelligenti viandanti che, il più delle volte, sentono solo l’eco della propria voce. Anzi,  la maggioranza tende a soffocare, deliberatamente, quella voce, in mezzo alla folla, che urla conoscenza, verità, forza e desiderio di vita.

<< Tu quoque, Brute, fili mi!>>. Come ti permetti di “distrarci” dal nostro torpore? Abbiamo unghie da laccare, capelli da pettinare, tatuaggi da copiare, selfie da programmare, slot machine da testare, muscoli da gonfiare, partite di calcio da prenotare, porno da scaricare, feste patronali a cui presenziare, processioni da osannare, costumi da bagno da indossare, lustrini da comprare, porte municipali a cui bussare, borse altrui da portare …

Non abbiamo tempo per TE, non abbiamo tempo per difendere l’umanità, non abbiamo tempo per ascoltare scienziati che ti implorino di non alimentarti di feci, non abbiamo tempo per leggere, non abbiamo tempo per prevenire tumori, non abbiamo tempo per pensare al prossimo, non abbiamo tempo per le tue informazioni “saccenti” che rinvigoriscano il TUO ego,  non abbiamo tempo per ascoltare le tue fandonie che difendono la VITA.

A TE, esiguo lettore che ci stai leggendo, dedichiamo queste nostre righe. Sappiamo che, se sei giunto fin qui, significa che rientri nella nicchia dei “papabili” al regno dei guerrieri; quelli che non mollano, quelli che ignorano il buio, quelli che cercano luce nei sentieri più impervi, quelli che non si accontentano, quelli che si convincono che un fiore abbia un perché, quelli che vorrebbero un cielo sempre più azzurro, quelli che pretendono di lasciare dietro di sé un libro di storia degno da tramandare, quelli che palpitano di fronte ad un oceano, quelli che piangono di fronte al pattume sparso, che provano rabbia per i sogghigni che offendono l’intelligenza, quelli che si espongono senza timore e sorretti dalla verità, quelli che credono ancora che si possa essere diversi solo attraverso un’anima viva e strillante. Grazie di esserci, grazie di condividere, grazie di non permettere l’estinzione della bellezza, grazie di aiutarci a sentire che, in fondo, esiste una ragione per continuare a credere nell’umanità.

Il mondo è in mano agli audaci.
E’ in TE, in NOI.




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