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NON RACCONTATE LA VITA DEI VOSTRI FIGLI SUL SOCIAL...IL TRIBUNALE È DIETRO L'ANGOLO!

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Torniamo, cari lettori di Città dell’Infanzia, a parlare di legge.  Sappiamo che le nostre “volontà” spesso  si scontrano con quello che giuridicamente viene stabilito come necessario ai fini di un sistema civico corretto che assicuri una convivenza pacifica tra le persone nel pieno rispetto di diritti e doveri. Non è inusuale ascoltare pareri avversi ad alcune leggi, reputate dai più, eccessive. In realtà, quando la giurisprudenza interviene in modo perentorio è sempre il risultato di casi pregressi con esiti poco felici. Oggi parliamo di genitorialità e tutela dei minori in materia sovraesposizione ai social media. La questione diviene ancor più pressante in presenza di separazioni o divorzi.  Il caso, è quello di un sedicenne che non ha gradito i post della mamma aventi per oggetto lui e la sua vita, post che hanno alimentato tutte le attività abitualmente connesse al social: commenti, condivisioni etc (quello che in gergo viene definito: engagement).

Attualmente, pubblicare foto di figli minori sul social network è un illecito perseguibile in termini di legge sia con richiesta esplicita, da parte del giudice, di rimozione del contenuto visuale, sia con richiesta di indennizzo al figlio minore.

Lo ha stabilito il Tribunale di Roma (ordinanza del 23 dicembre 2017, procedimento 39913/2015) che ha condannato la madre del sedicenne a rimuovere, con effetto immediato, i contenuti e a pagare la somma di 10,000 euro al ragazzo, per mezzo del tutore,  o al marito in caso di inottemperanza all’ordine di rimozione o al divieto di pubblicazioni successive. Epilogo, questo, di una vicenda che ha visto per lungo tempo il figlio lamentarsi di vedere la propria vita “gettata in pasto” ai media come capro espiatorio delle questioni giudiziarie intercorrenti tra i genitori. Tutto converge in un unico, inopinabile assioma:

le fotografie o qualunque altro elemento che sia identificativo della persona, non possono essere pubblicati senza esplicito consenso dell’interessato.

Inoltre, gli articoli 147 e 357 del Codice Civile impongono un dovere genitoriale atto alla cura ed educazione nei confronti dei propri figli che, ovviamente, includa una corretta gestione dell’immagine pubblica. Non sono pochi gli interventi della giustizia in materia tutela dei minori contro la sovraesposizione da social. Il 19 settembre 2017 il Tribunale di Mantova ha ordinato a una madre di non postare fotografie aventi per oggetto i figli e di rimuovere i post già pubblicati. Nel 2013 il Tribunale di Livorno aveva prescritto la disattivazione di un profilo Facebook aperto a nome della figlia minore e la rimozione delle fotografie della stessa dal profilo personale.
Ricordiamoci che, per quanto la sua definizione, forse impropria, porti l’utente a identificare la propria bacheca social come “diario”, in realtà siamo circondati da una “platea invisibile” che rende qualunque contenuto pubblicato suscettibile di “passaparola” che, nel peggior dei casi, diviene fortemente lesivo in termini di immagine. Pertanto, a meno che non si ricorra al vecchio diario con lucchetto da conservare saggiamente nel proprio cassetto o sotto il letto, quello che pubblichiamo su un social diviene di dominio pubblico e, ahimè, spesso soggetto a “reinterpretazioni” con dettagli, del tutto personali, che si aggiungano allo “storytelling” dando origine a veri e propri romanzi.  

Quindi, cari genitori, siate prudenti e, se proprio volete raccontare qualcosa, costruite la vostra vita affinché si abbia realmente qualcosa da raccontare che sia da sprone per gli altri e funga da riverbero di saggezza e bellezza per le generazioni future.
La platea invisibile è lì che ascolta, vede e …provvede.

 
Buon sano social a tutti!





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