OMINIDI IGNORANTI IN CAPITALI DELLA "CULTURA" SENZA "CULTURA" - Articoli di Redazione | Attualità - Città dell'Infanzia

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OMINIDI IGNORANTI IN CAPITALI DELLA "CULTURA" SENZA "CULTURA"

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Tags: ingannopoliticaambizione
Sembra un gioco di parole ma non lo è. “Cultura”… termine troppo spesso usato senza cognizione anzi, in taluni casi “abusato”. Ultimamente, quello che in passato era legato ad un ampio concetto vertente sull’acquisizione di “sapere” , scivola nello scherno di se stesso. Una parola continuamente offesa nella sua natura, che diviene strumento di plagio verso menti piccole pronte, come lupi famelici, ad accogliere schegge di ossa marcite scambiandole per piatti luculliani. Sì, è facilissimo regalare pattume facendolo apparire oro. La politica del “personaggio famoso”, oggi definito “influencer”,  sia esso politico, imprenditore, big del jet set etc, fa sì che, lungi dall’avere reale attinenza con la realtà, anche un asino che vola potrebbe essere un nuovo, originale, mezzo di trasporto. Spesso disquisiscono di “valori”, supportati da pacche sulla spalla ecclesiastiche, proprio per distogliere dai reali intenti, maniacalmente legati al verbo della macchinazione. Questa modalità di urlare menzogna sapendo, (in)coscienziosamente di farlo, è opera semplicissima quando il reale livello di “cultura” è pari a quello di un uomo del paleolitico.

Con una sostanziale differenza: l’uomo di oggi non dispone neanche più di quell’ingegno ancestrale che, nella preistoria, gli consentì di evolversi, perché materia prima irrevocabilmente anestetizzata, da encefalogramma piatto.

Il “popolo” diviene quindi un bocconcino succulento per chi, mediocre nei suoi intenti e nella sua natura, non possiede altra arma se non quella del becero plagio senza valori né sostanza. Uno scenario di catastrofe quotidiano che si impone, dolorosamente, agli occhi di chi serba, flebilmente, un encefalogramma con attività. L’assenza di personalità pensante è requisito essenziale per questi ominidi dal sapore rancido. Attirando, con una forza irresistibile, tutte quelle anime vuote viandanti che ravvedono, in quell’ominide, il sogno di realizzazione di una vita intera, senza contare che lo status di ominide c’è, palpita senza sosta, e lascerà il posto al prossimo ominide, cacciato dagli stessi ominidi che lo hanno applaudito,  cercando di risalire dal baratro in cui, per legge di natura, le sue nefandezze lo fanno sprofondare ottundendolo con la certezza che “Dio Danaro” possa salvare la vita. Un girone dantesco dove, chi possiede, ancora, un barlume di pensiero attivo, soffre immaginando un futuro senza certezze, senza emozioni, senza rispetto. “Rispetto”… altro termine in disuso. Parole mediocri, proferite da esseri viventi mediocri, che cercano di rabbonire altri mediocri, secondo il desiderio mediocre di gonfiare le tasche dei propri abiti da manichini mediocri, distruggendo il dono della vita, rendendola mediocre.
I volti trasudano inganno, mercificazione, boria, dolore di riflesso. Il nostro Paese conta un numero inverecondo di queste mine in cerca di autore. Chi “pensa”  fugge o, se resta, conduce un'esistenza ai margini cercando, nei limiti del possibile, di preservare se stesso e/o i propri figli dal marciume intellettivo e pratico. Una vera sopravvivenza che, fortunatamente, trova sostanza in nuovi, luminosi obiettivi. Non sono molti, questi sopravvissuti, ma siamo certi che si riconoscano in mezzo alla folla. Un giorno potrebbero riuscire nell’ardua impresa, come Annibale nella Battaglia di Canne,  e distruggere l’esercito della morte che nessuno avrebbe mai pensato potesse essere sconfitto. Il segreto è non mollare mai, anche quando ti impongono di accettare quello che accade perché “così deve andare per farti voler bene”. Essere amati dal diavolo non è roba attraente per chi lo riconosce, sappiatelo. E’ un motivo in più per impugnare la frusta e fustigarlo a sangue finché la vita non tornerà ad essere il dono primario, portando quel becero palpito di vita a implorare il perdono.  Il cielo è lo stesso per tutti. Siamo chiamati ad una missione che si eleva oltre la vita stessa. Rendere il mondo un posto degno in cui vivere e in cui si possa riconoscere di avere un ruolo essenziale che potrà influenzare positivamente le generazioni a venire. Rispettabilità, umiltà, condivisione, senso di appartenenza e “cultura” del saper vivere per e insieme agli altri. Questi sono gli obiettivi che dobbiamo prefiggerci e, per farlo, Ulisse deve rinunciare alle sirene. Ogni volta che ascolterete quel canto, immaginate le fiamme dell’inferno. Se ci riuscirete, siete gli “eletti”. Buona sopravvivenza a chi sa di sopravvivere. Buona ricerca della vera libertà.  

“I have a dream” M. L. King






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